Contro i danni da maltempo, serre ‘sostenibili’

13 ottobre 2017

Proteggere le coltivazioni, con un risparmio anche del 60% sui costi in bolletta è ora possibile, scegliendo impianti a biomassa che proteggono la qualità dei prodotti agricoli. Garantite Enerqos

Sostituire vecchi impianti di riscaldamento a gasolio con impianti a biomassa, capaci di far risparmiare fino al 60% del costo della bolletta, senza inficiare sulla protezione dei prodotti agricoli. È quanto garantisce Enerqos, la serra ecosostenibile proposta da ESCo, azienda specializzata in servizi per l’efficienza energetica, che conferma con questa soluzione la propensione al settore agricolo nostrano. “Si tratta di un settore altamente energivoro – ha spiegato Giorgio Pucci, presidente di Enerqos – dove il contenimento dei costi di riscaldamento diventa decisivo per la vitalità di molte aziende che hanno evidentemente risentito della crisi degli ultimi anni”. Un settore, quello agricolo, nel quale l’azienda ha già investito 3 milioni di euro su progetti conclusi nell’anno 2016, mentre altrettanti sono previsti per il prossimo futuro. “La nostra ESCo – ha aggiunto il presidente – sviluppa una proposta di intervento ad hoc e ne finanzia i costi al 100%, a fronte di una condivisione del risparmio per un periodo di cinque anni”. Una formula che, quindi, non grava sul bilancio delle aziende e che supplisce al duro regime degli incentivi che vengono periodicamente ridotti.

Una proposta che pare vantaggiosa, almeno stando ai dati ISTAT più recenti, secondo cui le serre in Italia ricoprono una superficie pari a 42 mila ettari, di cui 37 mila nel settore florovivaistico. La maggior parte sono impiantate al nord, su quasi 2 mila ettari solo in Lombardia, dove il clima e l’assenza di zone metanizzate rende il tema del riscaldamento particolarmente sentito. “Sostituire un vecchio impianto a gasolio con uno a biomassa non ha solo vantaggi economici – ha concluso Pucci – ma anche ambientali nella prospettiva del Piano 20-20-20. Le buone performance dell’Italia, in questo senso, temo siano dovute più a una riduzione della produzione che alla coscienza di quanto sia strategica la strada della riqualificazione energetica”.

 

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