Il Governo ha varato il decreto legge n. 62/2026, introducendo un pacchetto di incentivi per sostenere l’occupazione stabile, con esoneri contributivi fino al 100% per le assunzioni a tempo indeterminato di giovani under 35, donne svantaggiate e lavoratori nelle aree ZES; le misure, valide per il 2026, puntano a ridurre disoccupazione e divari territoriali, rafforzando al contempo il quadro di regole su salario e lavoro digitale.
Il provvedimento conferma e potenzia i cosiddetti “bonus 2.0”, prevedendo sgravi contributivi per un periodo fino a 24 mesi con massimali differenziati in base alla categoria e all’area geografica. L’obiettivo è incentivare contratti a tempo indeterminato e stabilizzazioni, con particolare attenzione ai soggetti più fragili nel mercato del lavoro.
Tra le misure principali rientra il bonus giovani, che favorisce nuove assunzioni e trasformazioni da contratti a termine, e il bonus donne, destinato a lavoratrici prive di impiego da lungo periodo. A questi si aggiunge il bonus ZES, focalizzato sulle imprese del Mezzogiorno, con l’intento di sostenere la crescita occupazionale nelle aree economicamente più deboli.
Il decreto interviene anche su altri fronti, introducendo criteri legati al cosiddetto “salario giusto”, misure di trasparenza retributiva e nuove tutele contro il caporalato digitale, ampliando così il perimetro delle politiche del lavoro oltre il solo tema degli incentivi.
Per il sistema industriale, le nuove agevolazioni rappresentano un possibile driver di investimento, soprattutto per le imprese manifatturiere ad alta intensità di lavoro. In particolare, i settori legati alla produzione di tecnologie industriali – inclusi i fornitori di macchinari e soluzioni per la lavorazione della plastica – potrebbero beneficiare indirettamente delle misure: la riduzione del costo del lavoro può infatti favorire nuovi piani di assunzione e, di conseguenza, sostenere la domanda di automazione, impianti e tecnologie produttive.
