Sette imprese manifatturiere su dieci chiudono i primi nove mesi del 2025 con un fatturato in crescita o stabile, ma il comparto deve affrontare la fine del Piano Transizione 5.0, l’impatto dei dazi e la carenza di personale qualificato. È quanto emerge dall’Osservatorio MECSPE di Nomisma, presentato in apertura della terza edizione di MECSPE Bari, la fiera dedicata alle tecnologie per l’industria che, fino al 29 novembre, porta in Fiera del Levante oltre 350 espositori, più di 80 convegni e 13 saloni tematici.
La manifattura italiana, che conta più di 490.000 imprese attive, mostra una resilienza significativa. Secondo i dati dell’Osservatorio, il 65% delle aziende procede in linea con gli obiettivi annuali e la maggior parte valuta positivamente la propria performance, nonostante la frenata degli incentivi e le incertezze internazionali. Tre imprese su dieci si dichiarano soddisfatte dell’andamento generale, mentre quasi sei su dieci mantengono una soddisfazione moderata.
Il 2025 segna una fase in cui efficienza, automazione e digitalizzazione rappresentano le priorità d’investimento. Una direzione che coinvolge trasversalmente anche le aziende della trasformazione delle materie plastiche, sempre più impegnate nell’ottimizzazione dei processi, nella riduzione degli sprechi e nell’adozione di soluzioni smart per aumentare la competitività sui mercati globali.
Accanto ai segnali positivi emergono alcuni elementi di fragilità: solo il 30% delle imprese considera il proprio portafoglio ordini adeguato, mentre il 40% lo giudica insufficiente. Anche le prospettive di mercato per il biennio 2026-2027 sono improntate alla prudenza: un quarto delle aziende guarda con fiducia al futuro, ma oltre metà mantiene un atteggiamento cauto.
Il tema delle risorse umane si conferma uno dei principali fattori critici. Il 40% delle imprese segnala difficoltà nel reperire personale qualificato, il 38% lamenta un gap di competenze tecniche e il 28% indica il costo del lavoro come ostacolo rilevante. Sul fronte della trasformazione digitale, invece, il quadro è più avanzato: sei aziende su dieci dichiarano un buon livello di maturità e oltre l’80% è soddisfatto delle competenze interne legate all’innovazione. Resta tiepido, invece, il giudizio sul Piano Transizione 5.0: solo il 35% delle imprese lo valuta positivamente, mentre la metà lo considera insufficiente.
Sul piano internazionale pesano i dazi: quasi sei imprese su dieci esprimono preoccupazione e il 58% dichiara di aver già subìto ricadute operative, rivedendo in alcuni casi strategie commerciali e supply chain. Un aspetto particolarmente sensibile per chi opera nella filiera della plastica, da sempre integrata in catene globali per materie prime, semilavorati e tecnologie.
In questo scenario, MECSPE Bari si conferma un punto di riferimento per la manifattura del Centro-Sud. La manifestazione propone una panoramica completa su tecnologie produttive, automazione avanzata, materiali e sistemi di processo. Il convegno inaugurale “Fabbriche del futuro: persone, tecnologie e territori per la nuova manifattura” ha approfondito i temi dell’Osservatorio, mettendo al centro capitale umano, innovazione e sviluppo territoriale.
Sono intervenuti Gianna Elisa Berlingerio (Regione Puglia), Mario Aprile (Confindustria Bari e BAT), Angelo Giuliana (Competence Center Meditech), Giuseppe Acierno (Distretto Tecnologico Aerospaziale della Puglia) e Ivo Nardella (Senaf – Gruppo Tecniche Nuove), in un confronto che ha messo in luce esigenze e direzioni strategiche del settore.
Dalla trasformazione digitale all’intelligenza artificiale, dalle politiche territoriali alla formazione avanzata, emerge un messaggio chiaro: la competitività della manifattura italiana passa dalla capacità di innovare, integrare competenze nuove e adottare tecnologie che rendano i processi più efficienti, un obiettivo condiviso anche dalle imprese del settore delle materie plastiche, oggi chiamate a evolvere per rispondere alle sfide del mercato globale.
