L’industria chimica in Italia: i dati 2015

24 marzo 2016

Federchimica ha diffuso i dati del comparto, relativi all’anno 2015 da poco concluso

ASPETTI STRUTTURALI DELL’INDUSTRIA CHIMICA IN ITALIA
L’industria chimica – con le sue 2.740 imprese – realizza in Italia un valore della produzione pari a circa 52 miliardi di euro e impiega 109 mila addetti.
L’industria chimica è un’infrastruttura tecnologica in quanto l’innovazione generata dal settore ha rilevanti effetti moltiplicativi su tutta l’economia in termini di miglioramento della produttività, della competitività, dell’efficienza energetica e della sostenibilità ambientale, in particolare nei settori portanti del Made in Italy.
Il settore, non solo dedica alla R&S ben più risorse della media industriale italiana (oltre 5.000 addetti dedicati con un’incidenza prossima al 5%), ma riveste il secondo posto in Europa per numero di imprese chimiche attive nella ricerca, dietro solo alla Germania.
La chimica punta su risorse umane altamente qualificate: la presenza di laureati – pari al 19% degli addetti – è doppia rispetto alla media industriale (9%) e anche maggiore è l’incidenza sulle nuove assunzioni (26%).

SITUAZIONE, POSIZIONAMENTO E SFIDE PER L’INDUSTRIA CHIMICA IN ITALIA
Nel 2015 l’industria chimica in Italia ha visto un recupero della produzione (+1.0% in volume in presenza di prezzi in moderato calo) che rimane, tuttavia, molto graduale e non coinvolge ancora tutti i settori clienti. Il superamento della recessione trova conferma nella stabilizzazione dell’occupazione e nel consistente rientro del ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni. La ripresa fatica, però, a rafforzarsi in uno scenario internazionale che risulta denso di rischi e dominato dall’incertezza.
La novità più importante del 2015 risiede nel primo segnale di risveglio del mercato interno (+1.3% in volume) dopo anni di crisi.
L’export chimico italiano – in continua espansione dal 2010 – segna una crescita vivace (+4.0% in valore) nonostante la generale debolezza del commercio internazionale.

La durissima crisi degli anni recenti ha dimostrato che la chimica ha un posizionamento più solido di molti altri comparti industriali italiani. Nonostante la sua elevata sensibilità al ciclo industriale, la chimica ha contenuto le perdite in termini sia di valore aggiunto (-5% sul 2007 a fronte del -13% della media manifatturiera), sia di occupati (-11% contro -20%). Il settore affronta la ripresa in condizioni migliori di tanti altri comparti. Infatti, l’incidenza delle sofferenze sui prestiti bancari (5,8%) si conferma la più bassa del panorama industriale.

L’EXPORT
Nonostante i gravi condizionamenti del Sistema Paese, la performance all’export della chimica italiana è tra le migliori nel confronto con i principali produttori europei: dal 2010 – ossia da quando la crisi del debito ha scatenato la crisi del mercato interno – l’Italia è seconda solo alla Spagna con un risultato lievemente migliore anche della Germania, il principale produttore chimico europeo. Spicca, in particolare, la chimica fine e specialistica che si conferma un’area di specializzazione italiana con un surplus commerciale in continua espansione dal 2010, che nel 2015 ha raggiunto quasi i 2,8 miliardi di euro.

Questa capacità di presidiare i mercati esteri non sarebbe stata possibile se non adeguatamente accompagnata da un processo di innalzamento tecnologico dei prodotti, testimoniato da un aumento della quota di valore aggiunto sulla produzione (+6% nel periodo 2007-2013 a fronte del moderato calo nella manifattura) non riconducibile al recente calo del costo delle materie prime.

LE PROSPETTIVE PER IL 2016
L’incertezza che ha caratterizzato i primi mesi del 2016 non ha permesso un’accelerazione della crescita in quanto gli utilizzatori sono molto cauti nelle proprie politiche di acquisto. Alla luce di uno scenario esterno denso di rischi, le previsioni per la chimica nel 2016 – in Italia come altrove – presentano un grado di incertezza molto maggiore che in passato. In Italia la crescita della produzione potrà consolidarsi all’1,4% nell’ipotesi che il quadro internazionale non porti a una più brusca frenata degli Emergenti o all’arresto della ripresa europea.

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One Comment

  1. silvia says:

    Grazie!

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