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MIMIT e MUR, firmato l’Atto di indirizzo strategico 2026-2028 sul trasferimento tecnologico

Il documento definisce le priorità per rafforzare il collegamento tra ricerca, imprese e mercato. Tra i temi centrali, il ruolo di infrastrutture di ricerca, laboratori tecnologici, servizi di test, validazione e sperimentazione a supporto dell’innovazione.

di redazione2
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Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e il ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, hanno firmato il decreto interministeriale che approva l’Atto di indirizzo strategico 2026-2028 in materia di valorizzazione delle conoscenze e trasferimento tecnologico.

Il documento, previsto dalla Legge annuale per il mercato e la concorrenza 2025, definisce le linee di intervento per rendere più stabile e coordinato il rapporto tra ricerca pubblica, sistema produttivo e mercato. L’obiettivo è favorire il passaggio dai risultati scientifici alle applicazioni industriali, mettendo a sistema strumenti, competenze, risorse e soggetti già attivi nell’ecosistema dell’innovazione.

L’Atto parte da un nodo noto: l’Italia dispone di una produzione scientifica significativa, in particolare nelle discipline STEM, ma incontra ancora difficoltà nel trasformare ricerca, brevetti e competenze in prodotti, processi e servizi utilizzabili dalle imprese. Il documento individua proprio in questo passaggio uno dei punti critici per la competitività del sistema industriale.

Per rafforzare il coordinamento tra le diverse iniziative, è prevista l’istituzione di una Cabina di regia interministeriale MIMIT-MUR. La struttura avrà il compito di monitorare l’attuazione delle azioni previste, favorire il raccordo tra politiche della ricerca e politiche industriali, coordinare le fonti di finanziamento e mantenere un collegamento stabile con le Regioni.

Per il mondo dei laboratori e delle tecnologie applicate alla ricerca, uno degli aspetti più rilevanti riguarda il ruolo attribuito alle infrastrutture. Il documento richiama infatti le misure del PNRR che hanno contribuito alla creazione e al potenziamento di 33 infrastrutture di ricerca e 10 infrastrutture tecnologiche di innovazione, oltre agli 8 Competence Center attivi sul trasferimento tecnologico.

Queste strutture sono indicate come punti di accesso a servizi avanzati per le imprese, in particolare per le PMI: sperimentazione, prototipazione, testing, validazione, dimostrazione e supporto alle fasi di industrializzazione. In questa prospettiva, il trasferimento tecnologico non riguarda solo brevetti, licenze o startup, ma anche la disponibilità di luoghi attrezzati, competenze tecniche e strumentazione in grado di accompagnare una tecnologia verso l’applicazione concreta.

Il documento sottolinea anche il ruolo degli intermediari tecnologici, soggetti chiamati a ridurre il rischio dell’innovazione, facilitare l’accesso a competenze specialistiche e accelerare il passaggio dalla ricerca al mercato. Una funzione considerata particolarmente importante per le imprese che non dispongono internamente di strutture avanzate di ricerca e sviluppo.

In questo quadro rientrano laboratori, centri di prova, piattaforme dimostrative, ambienti di validazione e servizi specialistici. Sono ambiti che interessano direttamente anche le aziende che producono tecnologie, apparecchiature e soluzioni per il laboratorio: sistemi di misura, strumentazione analitica, sensori, automazione, software, tecnologie digitali, soluzioni per il controllo, la qualificazione e la gestione dei dati.

Un altro passaggio significativo riguarda i programmi Proof of Concept, che l’Atto intende strutturare e valorizzare. Si tratta di strumenti pensati per sostenere la fase intermedia tra risultato della ricerca e applicazione industriale, quando una tecnologia deve essere verificata, testata e resa più vicina all’utilizzo da parte delle imprese.

L’Atto prevede inoltre una razionalizzazione degli attori dell’ecosistema. Tra le azioni indicate figurano la creazione di un Elenco nazionale dei soggetti operanti nel trasferimento tecnologico, il rafforzamento degli Uffici di Trasferimento Tecnologico, la valorizzazione della piattaforma Knowledge Share e l’introduzione di indicatori per monitorare qualità ed efficacia degli interventi.

Sul piano delle priorità tecnologiche, il documento individua quattro macro-aree: semiconduttori avanzati, intelligenza artificiale, tecnologie quantistiche, biotecnologie e ingegneria genetica. A queste si affiancano altri ambiti strategici, tra cui connettività avanzata, tecnologie digitali, cybersecurity, sistemi di rilevamento avanzato, spazio, energia, robotica, sistemi autonomi, materiali avanzati e produzione.

Per i fornitori di tecnologie da laboratorio, queste traiettorie aprono un campo di applicazione ampio. La crescita di settori come biotecnologie, semiconduttori, materiali avanzati, energia, robotica e intelligenza artificiale richiede infatti ambienti di prova, strumenti di analisi, piattaforme di test, sistemi di controllo e tecnologie per la raccolta e l’elaborazione dei dati.

Il documento prevede anche la costruzione di roadmap tecnologiche strategiche attraverso tavoli tematici nazionali, chiamati a individuare fabbisogni industriali e priorità di sviluppo. Un ulteriore asse riguarda il rafforzamento della partecipazione italiana ai bandi europei, con particolare attenzione all’European Innovation Council, e il sostegno alle tecnologie deep-tech attraverso strumenti finanziari dedicati.

Una linea specifica è dedicata anche alla Pubblica Amministrazione, vista come possibile terreno di sperimentazione per soluzioni innovative e come soggetto in grado di orientare la domanda di tecnologie.

Nel complesso, l’Atto di indirizzo strategico 2026-2028 definisce un quadro di coordinamento per un ecosistema considerato ancora frammentato. Per il settore dei laboratori, il documento conferma la centralità di infrastrutture, competenze e tecnologie nel percorso che porta dalla ricerca alla validazione e, successivamente, all’applicazione industriale.

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