Le ondate di calore che stanno colpendo l’Europa non sono solo un’emergenza climatica: sono un test immediato della nostra vulnerabilità. Quando il caldo estremo entra nella vita quotidiana diventa notizia, ma gli impatti ancora più profondi si manifestano altrove — nelle industrie, nelle infrastrutture e nei servizi pubblici, solo per fare qualche esempio. Per chi opera in questi settori, restare fermi non è più possibile. La vera domanda è: come valutare oggettivamente la propria esposizione e vulnerabilità ai rischi climatici, e successivamente come diventare più resilienti, non solo negli eventi estremi ma anche nel nuovo futuro quotidiano?
Come ci ricorda l’obiettivo per lo sviluppo sostenibile 13 (SDG 13 – Promuovere azioni, a tutti i livelli, per combattere il cambiamento climatico), è fondamentale attuare politiche che rafforzino la resilienza ai rischi climatici e la capacità di adattamento ai cambiamenti climatici.
L’Italia è per sua natura un territorio esposto a rischi idrogeologici e naturali, a questo si aggiungono le variabilità climatiche che, come in altri paesi Europei, stressano ulteriormente un territorio già in difficoltà.
Per tornare alla domanda che cosa possono fare le aziende ora per capire quanto sono preparati a questi inarrestabili fenomeni, la valutazione della resilienza ai rischi climatici delle proprie attività è sicuramente la base per individuare, valutare e attuare le misure di adattamento misurate ai cambiamenti climatici in atto (Commissione Europea, 2021).
Esistono diverse e autorevoli linee per lo sviluppo della valutazione di resilienza ai rischi climatici:
- Comunicazione Commissione Europea “Orientamenti tecnici per infrastrutture a prova di clima nel periodo 2021-2027” – 2021/C 373/01
- Vademecum DNSH della Fondazione IFEL – Allegato 2 – Indicazioni di supporto per l’analisi del rischio climatico e le soluzioni di adattamento dei progetti PNRR
- UNI EN ISO 14091 “Adaptation to climate change – Guidelines on vulnerability, impacts and risk assessment”.
Per comprendere meglio i rischi a cui si è esposti, ci viene in aiuto l’Unione Europea che classifica i pericoli legati agli impatti dei cambiamenti climatici, secondo l’Appendice A del Regolamento Delegato (UE) 2021/2139 della Commissione del 4 giugno 2021, in:
- Cronici, che includono cambiamenti climatici graduali e a lungo termine.
- Acuti, che includono eventi estremi come ondate di calore, tempeste, cicloni, uragani, inondazioni e incendi.
Proprio in questi giorni stiamo imparando a conoscere gli impatti delle ondate di calore su vasta scala. I rischi economici, ma anche le opportunità, legati al cambiamento climatico non sono più teorici: stanno già incidendo su continuità operativa, costi, asset e performance aziendali. Per questo diventa essenziale capire quali impatti possono colpire la propria organizzazione e quali misure di adattamento diventano prioritarie. Strumenti oggettivi — dai piani di adattamento alle analisi multicriterio, fino ai protocolli di gestione sostenibile delle risorse — permettono di definire strategie solide e basate su evidenze. Restare a guardare non è più un’opzione.
