Il caldo estivo rappresenta un ulteriore fattore di pressione sulla filiera alimentare. Secondo dati citati da Too Good To Go, un aumento di 10°C rispetto alle condizioni ottimali può far crescere da due a tre volte il tasso di respirazione della frutta, riducendone sensibilmente la shelf life.
Il fenomeno riguarda tutte le fasi, dalla produzione alla distribuzione fino alla ristorazione. Coldiretti stima che circa un terzo del cibo venga perso tra campo e tavola, mentre temperature elevate e siccità rendono più complesse conservazione, lavorazione e trasporto.
L’impatto è anche ambientale: secondo Waste Watcher, lo spreco alimentare domestico genera in Italia circa 7,5 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente ogni anno, un valore paragonabile alle emissioni di 1,6 milioni di automobili.
Per limitare le perdite, una maggiore attenzione alla gestione delle scorte, alla catena del freddo e alla frequenza degli approvvigionamenti può avere un ruolo rilevante. Secondo un’analisi citata da Coldiretti su dati Ispra, le filiere corte possono ridurre lo spreco alimentare fino al 60% rispetto ai sistemi tradizionali.
