Dalla robotica per il monitoraggio delle serre agli ingredienti ottenuti dalla fermentazione, fino alle soluzioni per prolungare la conservazione degli alimenti. Sono sette le startup selezionate per la quarta edizione di “FoodSeed”, l’acceleratore foodtech della Rete Nazionale Acceleratori di CDP Venture Capital, promosso e cofinanziato da Fondazione Cariverona, UniCredit ed Eatable Adventures, che ne cura anche la gestione operativa. I progetti sono stati presentati il 27 ottobre a Verona, in occasione del Demo Day, dopo una selezione tra 225 candidature, il numero più alto registrato dal programma.
Cinque realtà sono italiane e due sono state fondate negli Stati Uniti. Per questa edizione l’investimento iniziale sale a 250mila euro per startup, contro i 170mila delle precedenti, per un totale di 1,75 milioni di euro. Sono inoltre previsti possibili investimenti successivi fino a 500mila euro per i progetti più promettenti.
Le tecnologie selezionate
Sul fronte della produzione agricola, Agrisky (Roma) propone “AGRI-EYE”, uno scanner robotico autonomo che si muove su binari all’interno delle serre. Il sistema utilizza l’indice di vegetazione NDVI e algoritmi di intelligenza artificiale per monitorare continuamente lo stato delle piante e individuare precocemente stress idrici e patologie. La startup dichiara un’accuratezza del 99,4 per cento.
Altered Materials (Torino), spin-off del Politecnico e dell’Università di Torino, sviluppa nanocapsule biodegradabili prive di microplastiche per proteggere i principi attivi dei biopesticidi e rilasciarli in risposta a segnali provenienti dalle radici o dagli agenti patogeni. L’obiettivo è limitare la dispersione del prodotto e ridurre la frequenza dei trattamenti.
Anostra (L’Aquila) lavora invece sull’automazione delle macchine agricole con una piattaforma hardware e software di guida autonoma “plug & play”, utilizzabile anche senza infrastrutture RTK o reti esterne. La soluzione è pensata sia per l’integrazione su nuovi mezzi sia per l’aggiornamento di macchine già operative, anche in serra.
Più direttamente rivolte all’industria alimentare sono le soluzioni sviluppate da Looops, Migma e NewOil Technologies. La startup bolzanina Looops utilizza fermentazione e valorizzazione dei sottoprodotti per realizzare ingredienti funzionali. Il primo, “BITELOOP”, deriva dalla fermentazione di riso spezzato e, secondo l’azienda, permette di ridurre di circa il 30 per cento lo zucchero nelle formulazioni, contribuendo a preservare consistenza e caratteristiche organolettiche e ad arricchire il prodotto di fibre e proteine.
Migma, fondata negli Stati Uniti, combina chimica molecolare, dati sperimentali e intelligenza artificiale per individuare miscele di antiossidanti adatte a specifiche matrici alimentari. La piattaforma esamina combinazioni a partire da un database di oltre 60mila sostanze antiossidanti, con l’obiettivo di accelerare la formulazione e contrastare i processi ossidativi che riducono la shelf-life dei prodotti.
NewOil Technologies (Torino), spin-off del Politecnico di Torino, ha messo a punto una tecnologia brevettata per trasformare oli vegetali liquidi in oleogel strutturati. La soluzione punta a sostituire parte dei grassi saturi nelle formulazioni mantenendo consistenza e stabilità; la startup indica riduzioni fino all’80 per cento dei grassi saturi e applicazioni già sperimentate in prodotti da forno, creme spalmabili, gelati e alternative lattiero-casearie.
Completa il gruppo MooNitoring, fondata negli Stati Uniti e operativa anche in Veneto. La piattaforma raccoglie e integra dati produttivi, sanitari e di laboratorio degli allevamenti lattiero-caseari, rendendoli disponibili in un unico ambiente digitale per supportare le decisioni gestionali e la valutazione dei rischi da parte di assicurazioni e operatori finanziari.
Un percorso dall’incubazione al mercato
Le sette startup si inseriscono in un programma che, in quattro anni, ha valutato complessivamente 713 progetti e accelerato 28 imprese. Le prime 21, selezionate nei cicli precedenti, hanno raccolto oltre 20 milioni di euro in investimenti durante e dopo l’accelerazione e attivato più di 60 accordi commerciali e industriali. La partecipazione internazionale continua a crescere: il 49 per cento delle candidature dell’edizione 2026 proviene dall’estero. Il 38 per cento delle startup candidate presenta almeno una fondatrice, così come tre delle sette selezionate.
Tre progetti della nuova edizione – Agrisky, Altered Materials e NewOil Technologies – hanno già partecipato ai percorsi di incubazione di Italia Agrifood Innovation Hub (ITAIH), con cui FoodSeed ha sviluppato una collaborazione per accompagnare le iniziative dalla fase iniziale fino al confronto con il mercato e le imprese del settore.
«Le sette startup selezionate per il batch 2026 dimostrano come la ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica possano tradursi in soluzioni concrete per la filiera agroalimentare», ha osservato Alberto Barbari, Regional VP Europe di Eatable Adventures. Un percorso che mette in relazione ricerca, investitori e industria e che, attraverso progetti già orientati ad applicazioni operative, prova a ridurre la distanza tra sviluppo tecnologico e adozione industriale.
