La confezione resta centrale, ma non è più sufficiente. Per ridurre l’impatto ambientale dell’industria alimentare occorre intervenire anche su ciò che avviene prima del riempimento: lavorazione delle materie prime, trattamento termico, lavaggio degli impianti, consumi energetici, perdite di prodotto e manutenzione delle linee.
È questo il filo che attraversa il Sustainability Report 2025 di Tetra Pak, giunto alla ventisettesima edizione. Nel documento, l’azienda dichiara di aver ridotto del 34% le emissioni complessive di gas serra lungo la propria catena del valore rispetto al 2019, con un miglioramento di circa 12 punti percentuali nell’ultimo anno. Nelle attività direttamente controllate, la diminuzione raggiunge invece il 56%, mentre la quota di elettricità rinnovabile utilizzata nei siti del Gruppo è salita al 97%.
“Garantire l’alimentazione di una popolazione globale in crescita sta diventando sempre più complesso a causa dell’intensificarsi dei rischi ambientali”, osserva Adolfo Orive, presidente e amministratore delegato di Tetra Pak. La risposta, secondo Orive, richiede obiettivi misurabili e una collaborazione più stretta con clienti e fornitori, perché buona parte dell’impronta ambientale non si genera all’interno degli stabilimenti dell’azienda, ma lungo la filiera.
Il peso delle linee installate
Il dato più significativo riguarda infatti l’utilizzo delle tecnologie vendute ai produttori alimentari. Le emissioni associate al funzionamento delle apparecchiature installate presso i clienti rappresentano ancora la componente principale dell’impronta di Tetra Pak, nonostante siano diminuite del 43% rispetto al 2019. Seguono le materie prime e gli altri acquisti a monte della filiera, le cui emissioni sono scese del 25%.
Il problema si sposta quindi dentro la fabbrica alimentare. Pastorizzazione, omogeneizzazione, riscaldamento e raffreddamento sono processi indispensabili alla sicurezza e alla qualità del prodotto, ma possono richiedere quantità elevate di energia e acqua.
Una delle tecnologie presentate nel report è un sistema integrato a pompa di calore che recupera l’energia termica dispersa durante la pastorizzazione. Per ogni kilowattora di elettricità utilizzato, la soluzione può recuperare fino a due kilowattora di calore che altrimenti andrebbero persi. Applicata a una linea lattiero-casearia di grandi dimensioni, secondo le valutazioni aziendali potrebbe evitare circa 650 tonnellate di emissioni l’anno e ridurre i costi operativi di 230mila euro.
Nell’omogeneizzazione, invece, la riprogettazione delle due fasi tradizionali in un unico dispositivo ha consentito di sviluppare una macchina che può ridurre il fabbisogno energetico fino al 25%, diminuendo contemporaneamente il numero di componenti e le esigenze di manutenzione.
Dati e automazione contro gli sprechi
Alla componente meccanica si affianca quella digitale. Nel 2025 Tetra Pak ha presentato Factory OS, un ecosistema di automazione progettato per riunire in un’unica piattaforma i dati provenienti da macchine e linee diverse.
Energia, acqua, perdite di prodotto, fermi non programmati ed efficienza complessiva degli impianti possono così essere letti in modo coordinato. L’obiettivo è superare la frammentazione che ancora caratterizza molte fabbriche alimentari, dove informazioni raccolte da sistemi differenti rendono difficile individuare sprechi e deviazioni di processo.
“Produrre di più con meno acqua, meno energia e meno scarti, senza compromettere qualità e costi, è la pressione alla quale sono sottoposte le aziende alimentari”, spiega Sean Sims, vicepresidente Automation & Solutions di Tetra Pak. La disponibilità di dati contestualizzati diventa in questo senso la base non soltanto per il monitoraggio, ma anche per l’impiego dell’intelligenza artificiale e per decisioni operative più rapide.
Il rapporto lega esplicitamente sostenibilità e Total Cost of Ownership. Una nuova applicazione basata sull’intelligenza artificiale incrocia, per esempio, i dati del portafoglio tecnologico e delle installazioni con informazioni esterne, quali prezzi dell’energia, condizioni di stress idrico e incentivi locali, per individuare le soluzioni più adatte a ciascun impianto.
I progressi dichiarati riguardano anche il consumo d’acqua. Nelle linee considerate di riferimento, l’impiego medio della risorsa è stato ridotto del 42% rispetto al 2019, avvicinandosi all’obiettivo del 50% fissato per il 2030. La diminuzione delle perdite di prodotto nelle linee più efficienti ha invece raggiunto il 23%, a fronte di un target del 50%.
Il packaging cerca una struttura più semplice
La fabbrica non sostituisce tuttavia il packaging nell’agenda ambientale del Gruppo. Nel 2025 Tetra Pak ha investito circa 100 milioni di euro nella ricerca, nello sviluppo e nell’industrializzazione di soluzioni per rendere le confezioni più rinnovabili e riciclabili. Altri 42 milioni sono stati destinati alla raccolta, alla selezione e al riciclo dei contenitori già immessi sul mercato.
Una delle innovazioni principali riguarda la barriera a base carta sviluppata per sostituire il tradizionale strato di alluminio delle confezioni asettiche. Dopo le prime applicazioni nel latte, nel 2025 la tecnologia è stata estesa ai succhi.
La confezione sviluppata insieme al produttore spagnolo García Carrión contiene fino all’80% di carta. Abbinando la barriera cartacea ai polimeri di origine vegetale, la quota di materiali rinnovabili può arrivare al 92%. Secondo la verifica effettuata da Carbon Trust, la sua impronta di carbonio risulta inferiore del 43% rispetto a quella di una confezione asettica dotata di barriera in alluminio e polimeri fossili.
La questione non consiste però semplicemente nel sostituire un materiale con un altro. La struttura deve continuare a proteggere il prodotto da luce, ossigeno, umidità e contaminazioni, mantenendo durata commerciale, sicurezza alimentare e compatibilità con le linee ad alta velocità già installate.
Nel 2025 sono state inoltre raccolte e avviate a riciclo circa 1,3 milioni di tonnellate di cartoni per alimenti e bevande, corrispondenti, secondo la stima riportata dall’azienda, a un tasso globale del 27%. Il dato mostra i progressi, ma anche la distanza ancora da colmare nella costruzione di sistemi di raccolta e trattamento omogenei tra i diversi mercati.
Non tutti gli obiettivi sono stati raggiunti
Il rapporto segnala anche alcuni ritardi. Tetra Pak prevedeva che entro il 2025 tutti i siti produttivi completassero una valutazione del proprio impatto sulla natura e disponessero di un piano d’azione. L’obiettivo non è stato raggiunto: le analisi sono state portate a termine soltanto nei siti pilota di Lund, in Svezia, e Monte Mor, in Brasile.
Il target è stato quindi rivisto. Entro il 2027 la valutazione dovrà interessare i 20 stabilimenti considerati prioritari, selezionati in base a fattori quali stress idrico, stato della biodiversità, presenza di specie minacciate e vicinanza ad aree protette.
È forse proprio questo uno degli elementi più interessanti del documento. La sostenibilità viene presentata non come un risultato confinato alla riduzione del peso della confezione, ma come una trasformazione industriale ancora incompleta, nella quale materiali, macchine, servizi, dati e infrastrutture di riciclo devono procedere insieme.
Per Tetra Pak il traguardo climatico resta una riduzione del 46% delle emissioni lungo l’intera catena del valore entro il 2030, per arrivare alle emissioni nette zero nel 2050. Il 34% raggiunto finora indica che il percorso è avanzato. La parte più difficile sarà probabilmente quella successiva: trasferire l’efficienza dalle tecnologie alle migliaia di stabilimenti alimentari nei quali queste vengono utilizzate.
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