Home CHIMICA Il comparto delle valvole riunito per la quinta edizione di Valve Industry Think Tank

Il comparto delle valvole riunito per la quinta edizione di Valve Industry Think Tank

di Cecilia
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Innovazione aziendale e sostenibilità i temi al centro dell’incontro, in cui è stato presentato il report Roland Berger su Prospettive e opzioni strategiche per gli operatori delle valvole industriali Oil&Gas

Il settore energetico vive una profonda trasformazione: le fonti energetiche tradizionali continueranno a crescere nei prossimi anni ma l’incremento del mercato delle rinnovabili potrebbe non riuscire a colmare la pressione a cui è soggetto l’Oil&Gas

Le imprese del settore sono chiamate a realizzare strategie di specializzazione di mercato e prodotto, di crescita del valore aggiunto e maggiore presenza nel mondo, attraverso aggregazioni e local content

IVS_Think_Tank_2023_1Taglia il traguardo della quinta edizione The Valve Industry Think Tank, l’appuntamento di confronto che ha visto protagonisti gli attori più importanti della filiera legata alle valvole industriali. L’evento si è svolto presso l’auditorium della sede di Confindustria Bergamo, all’interno del Kilometro Rosso Innovation District di Bergamo. A promuovere l’evento è IVS – Industrial Valve Summit, la più importante manifestazione internazionale in Italia dedicata alle tecnologie delle valvole industriali e alle soluzioni di flow control, in collaborazione con VALVEcampus, l’associazione che riunisce i produttori italiani di valvole industriali.

Il Think Tank ha analizzato i temi dell’innovazione aziendale e della sostenibilità, approfondendo le prospettive strategiche del settore energetico, che vive una fase di profonda trasformazione. Durante la conferenza sono stati illustrati i risultati del report Prospettive e opzioni strategiche per gli operatori del settore delle valvole industriali Oil&Gas, realizzato da Roland Berger.

IVS_Think_Tank_2023_2Ne è emerso che nei settori energetici tradizionali, il comparto delle valvole industriali gode di prospettive molto positive nel medio termine, forte di una domanda solida. A guidare lo sviluppo sarà l’avvio di nuovi progetti che estendono ulteriormente la portata geografica delle aziende locali, a partire dalle Americhe, quindi in Medio Oriente e in Asia. Nel biennio 2023-2024, gli investimenti in nuovi impianti sono previsti in crescita mediamente del 16% sul 2022 (183 miliardi di dollari l’anno contro 158), anno in cui la situazione globale si è stabilizzata dopo il rimbalzo del 2021 sulla grande contrazione registrata nel 2020. Nonostante le proiezioni positive, gli investimenti del 2023 resteranno inferiori rispetto al periodo pre-pandemico (nel 2019, 200 miliardi di dollari).

Per quanto riguarda i settori legati alle fonti energetiche alternative, la crescita dell’idrogeno e del CCUS (cattura e stoccaggio del carbonio) è prevista in gran parte dopo il 2030, con la quota più consistente degli investimenti nelle Americhe, in Europa e in Asia. Solida anche la domanda nel nucleare, sia a breve sia a lungo termine.

Nel lungo periodo, si prevede che i settori energetici tradizionali sperimenteranno una crescente sovracapacità di componenti (come valvole e guarnizioni) rispetto alla domanda del mercato. Allo stesso tempo dovrebbe incrementare anche la pressione sui prezzi. I settori in crescita (in particolare, quelli legati alle rinnovabili) compenseranno solo in parte la contrazione dei segmenti “classici” e per le aziende del comparto sarà essenziale introdurre una serie di strategie che puntino su tre pilastri: più specializzazione, di prodotto e di mercato; più valore aggiunto, passando dalla produzione di sole componenti ad intere soluzioni e sistemi; più presenza nel mondo con uffici e laboratori (local content). Obiettivi da raggiungere attraverso la crescita delle dimensioni aziendali e l’aggregazione, aprendo il mercato a nuovi segmenti, prodotti e servizi. Una ricetta che consentirebbe agli operatori di resistere alla crescente pressione dei player globali e, in particolare, asiatici.

APPROFONDIMENTI

Investimenti nell’ Oil&Gas

Nonostante il contesto di volatilità dei prezzi nei settori energetici tradizionali, gli investimenti sono in crescita. Nel 2023, le spese in conto capitale delle 100 maggiori aziende del comparto sono previste salire del 3%. Un trend che, secondo le stime, salirà mediamente del 2% annuo fino al 2026. Il GNL (gas naturale liquefatto) dovrebbe invece andare incontro ad un calo generale degli investimenti. In questo contesto, il ruolo dell’Europa è però destinato a crescere. Se nel decennio corrente il Vecchio continente conta di attirare il 12% degli investimenti a livello globale, dal 2031 al 2040 rappresenterà il 20% del totale. Ma a crescere maggiormente sarà il continente africano, da cui passerà, entro il 2040, quasi la metà degli investimenti nel mondo (oggi l’Africa è ferma al 14%).

Europa leader nello sviluppo dell’idrogeno

Oggi la domanda globale di idrogeno si assesta a 94 miliardi di tonnellate. Nel 2023 dovrebbe salire a 143 miliardi di tonnellate e incrementare fino a 400 miliardi di tonnellate nel 2050, con una crescita media del 5% anno su anno. Nei prossimi dieci anni, i settori chiave per l’idrogeno saranno il comparto chimico (36%) e quello della produzione di energia elettrica (16%). Ampliando lo sguardo al 2050, il trasporto aereo e via mare diventerà sempre più strategico, pesando per quasi un terzo della domanda. In forte crescita anche il trasporto stradale, mentre resterà positiva la tendenza legata alla generazione di energia elettrica. Dal quadro emerge che l’utilizzo della risorsa idrogeno nel trasporto su asfalto vivrà ancora una fase di incubazione nel decennio 2021-2030.

Entro il 2030, i progetti di idrogeno verde annunciati a livello mondiale raggiungeranno una capacità di circa 450 GW. A guidare lo sviluppo sarà l’Europa, prima a livello mondiale per numero di progetti (468 contro i 60 del Sud America, secondo in graduatoria) e per capacità (151 GW, contro i 76 GW del Nord America). Le proiezioni di mercato di Roland Berger prevedono che entro il 2030 saranno effettivamente completati progetti per 119 GW, di cui quasi la metà in Europa (oltre 51 GW). In Europa, da oggi fino al 2040, gli investimenti in infrastruttura necessari per supportare lo sviluppo del combustibile “pulito” sono stimati tra gli 80 e i 140 mila di euro. La lunghezza delle infrastrutture nel vecchio Continente si prevede che raggiunga i 53mila chilometri.

La crescita del nucleare

Gli investimenti nello sviluppo dell’energia nucleare previsti dallo scenario normativo NZE (Net Zero Emissions, piano dell’Agenzia Internazionale dell’Energia che guarda all’abbattimento delle emissioni inquinanti con orizzonte al 2050) sono di 75 miliardi di dollari l’anno per il quadriennio 2022-2025 (più del doppio rispetto al periodo 2016-2021), che saliranno a 108 miliardi di dollari l’anno nel quinquennio 2026-2030. Tra il 2031 e il 2040 è prevista una decrescita a 93 miliardi di dollari l’anno. Nel mondo è attualmente in costruzione un totale di 58 reattori. Si tratta però di un mercato difficile da penetrare per via della grande specializzazione, del lungo iter e dei requisiti tecnici necessari per operare al suo interno.

L’ingresso dell’intelligenza artificiale nel settore delle valvole industriali

Il progressivo sviluppo dell’AI interesserà la filiera delle valvole già a partire dal prossimo biennio, aprendo a nuove opportunità e proponendo rinnovati modelli operativi. La rapida integrazione della tecnologia nell’organizzazione industriale rappresenta uno dei principali vantaggi competitivi per le aziende del comparto italiano, specialmente in relazione alle industrie asiatiche, in forte crescita e già impegnate sul tema. Gli applicativi dell’AI nei processi d’impresa avranno molto spazio nel programma scientifico della quinta edizione di Industrial Valve Summit che si svolgerà il 15 e 16 maggio 2024.

Il comparto nazionale e locale delle valvole industriali

Lo scorso luglio è stato presentato l’aggiornamento 2023 dell’Osservatorio IVS-Prometeia “The Oil&Gas Valve Industry in Italy”, realizzato con il contributo dell’ufficio studi di Confindustria Bergamo. Lo studio fotografa lo stato del comparto italiano, che ha mantenuto la sua posizione tra i settori di punta del manifatturiero nazionale con oltre 210 imprese, 9.300 addetti e 2,7 miliardi di euro di fatturato. L’Italia si conferma leader europeo con il 34,2% della quota di mercato, e si attesta sul podio mondiale dei maggiori esportatori. I due terzi della produzione italiana di valvole (65,5%) sono realizzati in Lombardia e, in particolare, il territorio di Bergamo rappresenta il fulcro di questa filiera d’eccellenza. Entro un raggio di 100 km dalla provincia ha sede un distretto industriale che genera oltre il 90%della produzione nazionale.

La ripresa dei settori legati all’energia a seguito della pandemia si è rivelata lunga e graduale, e la supply chain delle valvole Oil&Gas non ha fatto eccezione. Nel 2021, il comparto italiano ha recuperato a ritmi moderati ma insufficienti a riagganciare i livelli pre-pandemia: il valore della produzione, infatti, è inferiore del 18% rispetto al 2019. Tuttavia, la situazione è migliorata notevolmente nel 2022, quando l’export ha mosso passi da gigante, crescendo del 16% sul 2021. I migliori risultati si sono registrati in mercati geograficamente vicini, in primis l’Europa occidentale, dove l’Italia ha sovraperformato i concorrenti. Un dato positivo che tampona la frenata dell’export in Arabia Saudita, innescata soprattutto dalla crescita della quota di mercato cinese nella Penisola Arabica, spinta dai crescenti legami tra Pechino e Riyad. Ad alimentare prospettive positive per il settore è la crescita degli investimenti delle compagnie petrolifere e del gas, che nel 2023 continueranno a salire. Ad incidere è un contesto favorevole dei prezzi delle materie prime, i forti flussi di cassa e la crescente strategicità della sicurezza energetica nelle agende dei governi e del panorama produttivo.

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