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Plastica riciclata, la filiera italiana sotto pressione

Tra aumento della raccolta, costi elevati e concorrenza delle importazioni, il riciclo delle plastiche in Italia affronta una fase complessa proprio mentre il nuovo quadro europeo spinge verso un maggiore impiego di materia prima seconda.

di redazione2
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La filiera italiana del riciclo delle plastiche attraversa una fase di forte difficoltà, penalizzata soprattutto dal divario di costo rispetto ai materiali provenienti dall’estero. Nel primo semestre 2026 la raccolta differenziata della plastica in Italia è cresciuta del 5 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ma l’aumento dei volumi raccolti non trova un corrispondente sbocco sul mercato.

Uno dei nodi principali riguarda il PET: secondo i dati riportati da Vending News, il materiale riciclato in Italia raggiunge quotazioni comprese tra 1.200 e 1.300 euro a tonnellata, contro circa 750 euro per il materiale importato da Asia ed Egitto. Una differenza che riduce la competitività del riciclato nazionale e sta mettendo sotto pressione gli impianti di trattamento. Nell’ultimo anno il sistema italiano avrebbe perso circa 12mila tonnellate al mese di capacità, con conseguente accumulo di materiale nei magazzini.

La situazione assume particolare rilievo anche alla luce del nuovo quadro normativo europeo. Dal 12 agosto 2026 è infatti applicabile il PPWR, il regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, che nei prossimi anni introdurrà progressivamente nuovi requisiti in materia di riciclabilità, contenuto minimo di materiale riciclato, etichettatura e riutilizzo.

Per l’industria della plastica si profila quindi una fase delicata: da un lato cresce la richiesta normativa di utilizzare materia prima seconda, dall’altro il riciclato europeo continua a scontare costi superiori rispetto alle alternative disponibili sul mercato internazionale. Un equilibrio che rende sempre più centrale il tema della competitività economica del riciclo e dello sviluppo di filiere circolari capaci di creare una domanda stabile per i materiali recuperati.

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