È l’industria alimentare a imprimere il ritmo alla crescita dell’agroalimentare italiano. Nel 2025 il valore aggiunto generato dalla trasformazione ha raggiunto 42,3 miliardi di euro, contribuendo in misura sempre più significativa agli 89 miliardi complessivamente prodotti dalla filiera nazionale.
A fotografare il settore è il Report sull’Economia Agroalimentare dell’Ufficio Studi, Ricerche e Innovazione di BPER Banca, dal quale emerge soprattutto un elemento: la crescita della componente industriale non è riconducibile esclusivamente alla dinamica dei prezzi, ma trova riscontro anche nell’andamento reale dell’attività produttiva.
Un risultato che assume ancora più peso considerando le dimensioni del comparto. In Italia l’industria alimentare conta circa 513mila addetti e 57mila imprese attive. Anche sul fronte finanziario gli indicatori segnalano una fase di sviluppo: a dicembre 2025 gli impieghi di sistema destinati al settore hanno raggiunto 34,2 miliardi di euro, il 2 per cento in più rispetto a dodici mesi prima.
EXPORT OLTRE I 72 MILIARDI
Il mercato internazionale continua a rappresentare una componente decisiva per il food italiano. Nel 2025 le esportazioni agroalimentari hanno superato 72,4 miliardi di euro, segnando una crescita del 5 per cento e raggiungendo un nuovo massimo. Oltre 60 miliardi sono riconducibili ai prodotti dell’industria alimentare.
A crescere più rapidamente sono state però anche le importazioni, salite oltre i 73 miliardi di euro, con un incremento del 10,5 per cento. Una dinamica legata in particolare al comparto agricolo e all’aumento dell’importazione di prodotti primari, cresciuta del 18 per cento. La situazione della trasformazione è differente: industria alimentare, bevande e tabacco continuano infatti a presentare un saldo commerciale positivo.
La capacità dell’industria italiana di generare valore attraverso la trasformazione delle materie prime si conferma così uno degli elementi centrali nella competitività della filiera, soprattutto sui mercati internazionali.
IL NODO DEL MERCATO STATUNITENSE
Più articolato il quadro negli Stati Uniti, uno dei principali mercati di destinazione del food italiano. Nel 2025 le esportazioni agroalimentari verso gli USA si sono attestate a 7,4 miliardi di euro, con un arretramento concentrato soprattutto su alcune categorie della componente industriale.
Particolarmente marcato il rallentamento nel beverage: le esportazioni di birra hanno registrato un calo del 71 per cento, quelle di distillati del 14,9 per cento e quelle di vino del 9,2 per cento. In flessione anche l’olio, con un -20,5 per cento.
Non tutti i segmenti hanno però seguito la stessa traiettoria. Sul mercato americano sono cresciute le vendite di acque e bevande analcoliche (+11,1 per cento), prodotti cerealicoli trasformati (+6,2 per cento), ittico lavorato (+7,5 per cento) e lattiero-caseari (+11,8 per cento).
Numeri che mostrano un’industria alimentare italiana ancora in grado di crescere e di presidiare i mercati internazionali, ma inserita in uno scenario nel quale tensioni commerciali, costi delle materie prime e nuove dinamiche della domanda rendono sempre più importanti capacità produttiva, innovazione e posizionamento dei prodotti.
