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M.H., i Buffer per revamping di linee esistenti

Criticità e linee guida per scegliere

di redazione2
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Il grande interesse mostrato dai clienti incontrati in Cibus Tec per tutte le attività di miglioramento delle linee esistenti non poteva prescindere dalla richiesta di inserire sistemi di accumulo o buffer; la ricerca di un miglioramento di efficienza produttiva, oltre a quello dell’ergonomia e della accessibilità delle linee è un passaggio naturale.
Fermo restando che qualsiasi aggiornamento a posteriori difficilmente riuscirà a offrire i risultati ottenibili con una linea ben disegnata fin da principio, inserire un sistema di accumulo resta una ottima opportunità da percorrere per ottenere miglioramenti a fronte di investimenti relativamente contenuti, a patto ovviamente di affidarsi a una solida raccolta dati e buone linee guida per la scelta.

Chiarezza sugli obiettivi da raggiungere

Quando si arriva a maturare la decisione di inserire un sistema di accumulo in una linea esistente, cosa che rappresenta comunque un investimento importante, è chiaro che ci si trova di fronte a una situazione in cui le perdite di efficienza sono particolarmente rilevanti. La prima cosa che va identificata con sicurezza è la fonte di queste inefficienze, la loro frequenza, la loro durata e, di conseguenza, l’impatto economico che hanno sulla produttività della linea. Identificare una macchina specifica come fonte degli ammanchi potrebbe non essere sufficiente: quali sono le conseguenze delle fermate? Quanto ci mettono gli operatori a ripristinare la linea al normale funzionamento? Spesso, se le macchine a monte dell’arresto non sono in grado di fermarsi immediatamente, il continuo flusso di produzione in arrivo rappresenta un fattore di stress che impedisce agli operatori di linea di affrontare immediatamente il problema e risolverlo. In questo senso un buffer fornirebbe un ulteriore vantaggio nascosto, difficile da misurare in fase di progetto, rappresentato dall’eliminazione di questo elemento di disturbo nel lavoro degli operatori.
Un’analisi ancora più approfondita potrebbe essere quella di provare la linea a velocità inferiori di quelle di targa. Per quanto possa essere controintuitivo cercare di recuperare efficienza riducendo il rendimento potenziale della linea, far lavorare le macchine a velocità inferiore, e quindi stressarle meno, potrebbe portare a una riduzione della frequenza degli arresti e quindi a un risultato complessivo comunque superiore.

Sovraccapacità

Una delle condizioni principe perché valga la pena inserire un buffer è proprio il fatto che le macchine a valle di esso siano in grado di lavorare “in recupero” con velocità superiori a quelle nominali della linea, in modo da consentire, una volta liberato l’eventuale inciampo, di svuotare il buffer senza fermare la produzione a monte. Se questo margine non c’è il buffer perde di flessibilità, una volta riempito, cosa che facilmente si verifica con una singola microfermata di pochi minuti, non c’è modo do svuotarlo durante il normale processo produttivo e a questo punto la linea si ritrova con gli stessi difetti presenti precedentemente con l’aggravante di aver investito qualche decina di migliaia di euro per un risultato così deludente. Ancora una volta, sulla base di una buona raccolta dati, si può fare la scelta di ridurre la velocità di targa della linea, consentendo al buffer di lavorare con una capacità extra del 10-15% e ottenere un risultato finale migliore alla prova dei fatti.

Layout e stabilimento

Sembra banale dirlo, ma tutte queste considerazioni e analisi risulterebbero comunque inutili se non fosse disponibile lo spazio per inserire il sistema di accumulo. Per quanto si possa sfruttare l’altezza usando sistemi a spirale, l’ingombro in pianta resta comunque significativo e, oltre allo spazio occupato dal buffer, bisogna considerare quello richiesto dal suo sistema di ingresso e uscita, che rappresenta di solito la parte più complicata nell’inserimento di una di queste macchine in una linea esistente. Se questo dispositivo dovesse risultare troppo intricato potrebbe trasformarsi in una ulteriore fonte di inefficienza.

Per concludere, valutare l’inserimento di un sistema di accumulo in una linea che ne sia sprovvista è sempre un esercizio utile, a patto di aver fatto le giuste verifiche di tutte le condizioni sopra descritte. Non si tratta di scienza missilistica, ma richiedono il giusto tempo e attenzione per arrivare a risultati soddisfacenti.

www.mhmaterialhandling.com

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