L’industria chimica è uno dei pilastri del sistema manifatturiero europeo, ma per continuare a competere ha bisogno di condizioni diverse da quelle attuali. Meno vincoli burocratici, energia a costi sostenibili, maggiore accesso alle materie prime e una politica industriale capace di confrontarsi con un mercato globale profondamente cambiato. È questo, in sintesi, il messaggio portato da Antonio Tajani, vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, all’Assemblea pubblica di Federchimica, in corso oggi, 26 ottobre, a Milano.
Un intervento nel quale Tajani ha ripercorso anche il proprio rapporto con l’industria chimica, iniziato durante gli anni da commissario europeo all’Industria, quando il settore era impegnato nel confronto sull’applicazione del regolamento REACH. Un tema, quello dell’equilibrio tra regole e competitività, che a distanza di anni continua a essere al centro del dibattito.
“L’Europa è un continente industriale, un continente che vive di economia reale”, ha ricordato il ministro, sottolineando come il sostegno alle imprese debba passare soprattutto attraverso condizioni che permettano loro di lavorare e investire. “Non avete bisogno di sussidi, avete bisogno di politiche serie che vi mettano nelle condizioni, in Italia e in Europa, di poter competere a livello globale”.
Il nodo ETS e il costo dell’energia
Uno dei temi principali dell’intervento è stato il sistema europeo di scambio delle quote di emissione, l’ETS, che continua a rappresentare una delle questioni più delicate per l’industria chimica e, più in generale, per tutti i comparti energivori.
Tajani ha ribadito la necessità di rivedere alcuni strumenti del Green Deal, senza mettere in discussione gli obiettivi di tutela ambientale, ma chiedendo una maggiore attenzione alle ricadute sulle attività produttive.
Nel dettaglio, il ministro si è soffermato sul confronto europeo relativo all’immissione sul mercato di nuove quote di emissione. Alle 88 milioni inizialmente previste dalla Commissione europea se ne aggiungerebbero altre 33 milioni, arrivando a un totale di 121 milioni. La questione, tuttavia, riguarda anche la destinazione di queste quote aggiuntive, parte delle quali sarebbe vincolata a specifici settori e fondi.
“Crediamo che questi vincoli debbano essere tolti”, ha spiegato Tajani, dichiarandosi fiducioso sulla possibilità di trovare un’intesa nel trilogo tra Parlamento, Consiglio e Commissione europea. L’obiettivo è permettere anche ad altri comparti industriali di beneficiare delle misure, a partire proprio dalla chimica.
Sul fronte nazionale, il ministro ha inoltre anticipato nuovi interventi a sostegno delle imprese, con particolare attenzione al contenimento dei costi energetici e alla possibilità di allargare gli strumenti disponibili anche alle realtà di dimensioni più contenute.
Materie prime, un mercato da riequilibrare
Accanto all’energia, resta centrale il problema delle materie prime. Un tema che riguarda direttamente l’industria chimica, ma che interessa buona parte del sistema manifatturiero europeo, alle prese con una concorrenza internazionale che opera spesso in condizioni molto differenti.
“Finché saremo soggetti a un mercato dove il prezzo lo decide la Cina, non saremo in grado di competere con i prodotti cinesi”, ha osservato Tajani.
Da qui la necessità di diversificare le fonti di approvvigionamento e costruire alternative commerciali, riducendo la dipendenza da singoli mercati. Il ministro ha ricordato gli accordi e le iniziative avviate con diversi Paesi, tra cui Stati Uniti, Argentina e Azerbaigian, oltre ai contatti in corso con altri partner internazionali.
Una strategia che, nelle intenzioni del Governo, dovrebbe contribuire a rendere più stabile l’accesso alle materie prime e a contenere gli squilibri competitivi che oggi penalizzano le imprese europee.
Plastic Tax e Sugar Tax, verso un nuovo rinvio
Tra gli annunci più concreti della giornata, anche quello relativo alla Plastic Tax e alla Sugar Tax, due imposte la cui introduzione è stata più volte rimandata e che continuano a essere oggetto di attenzione da parte delle imprese.
“Rinvieremo l’introduzione di Plastic Tax e Sugar Tax almeno per altri sei mesi”, ha dichiarato Tajani, aggiungendo di essere personalmente favorevole a un rinvio di un anno.
La decisione dovrà naturalmente essere formalizzata attraverso i provvedimenti economici del Governo, ma rappresenta un’indicazione importante soprattutto per la filiera della plastica e per le aziende interessate dalle due misure fiscali.
L’export come leva per la crescita
Spazio anche all’internazionalizzazione, un tema sul quale Tajani ha insistito richiamando il ruolo che il Ministero degli Esteri intende svolgere nell’accompagnare le imprese italiane sui mercati internazionali.
“Internazionalizzazione ed export devono diventare sempre più il fiore all’occhiello della nostra politica economica”, ha spiegato il ministro, ricordando l’obiettivo di raggiungere i 700 miliardi di euro di esportazioni entro la fine del 2027.
La strategia punta a consolidare la presenza italiana nei mercati tradizionali, dall’Europa agli Stati Uniti, ma anche a rafforzare i rapporti commerciali con altre aree del mondo, a partire dall’India e dai Paesi del Medio Oriente.
In questa direzione si inseriscono le iniziative di diplomazia economica, con il coinvolgimento della rete delle ambasciate, dell’Agenzia ICE, di SACE, di Cassa Depositi e Prestiti e delle Camere di commercio. Un sistema di strumenti e relazioni che, secondo Tajani, deve diventare sempre più accessibile anche alle piccole e medie imprese.
Il ministro ha ricordato inoltre il prossimo appuntamento dedicato all’export e all’internazionalizzazione, in programma il 17 dicembre a Milano, durante il quale le aziende potranno confrontarsi direttamente con i rappresentanti della rete diplomatica italiana.
Una politica industriale per l’Europa
Al di là dei singoli interventi, il messaggio di Tajani è stato soprattutto quello di una necessaria revisione dell’approccio europeo all’industria. Un cambiamento che, secondo il ministro, deve riguardare non soltanto gli oneri burocratici e le politiche ambientali, ma anche le regole sulla concorrenza, pensate in un contesto economico molto diverso da quello attuale.
La competizione oggi è globale e coinvolge grandi gruppi industriali sostenuti da sistemi economici e normativi differenti. Per questo, secondo Tajani, l’Europa deve creare le condizioni affinché le proprie imprese possano crescere, investire e confrontarsi con i concorrenti internazionali.
“Serve una vera politica industriale”, ha ribadito il ministro, indicando nella formazione, nell’innovazione e nella ricerca i tre elementi sui quali costruire un sistema produttivo più competitivo.
Un richiamo che riguarda da vicino l’industria chimica, settore nel quale la capacità di sviluppare nuovi materiali, processi e tecnologie resta uno dei principali fattori di crescita.
“Continueremo a lavorare a livello europeo per far capire che senza industria non c’è futuro”, ha concluso Tajani.
